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A distanza di 25 anni tornano la paura e il dilemma delle centrali nucleari dopo che il referendum abrogativo del 1987 aveva sancito l'abbandono del ricorso al nucleare. Il governo Berlusconi è partito con la lancia in resta nella realizzazione nel nostro territorio di quattro centrali nucleari. Tutta la Destra e qualche pentito dell'ultima ora della Sinistra si sono schierati a favore senza ancora aver stabilito i siti che ospiteranno questi mostri.Sicuramente sarà molto difficile persuadere le popolazioni ad ospitare una centrale nelle vicinanze delle loro sedi, soprattutto dopo aver assistito in questi giorni al disastro subito dalle popolazioni del Giappone dove alla distruzione provocata dal terremoto e dello tsunami si è aggiunta l'esplosione di quattro reattori nucleari.Si dirà, da parte dei fautori del nucleare, che il tutto è stato causato dal violento terremoto e dalle inondazioni dello tsunami, ma a questi signori va detto che non esistono centrali nucleari sicure in nessuna parte del mondo.Anche il nostro territorio ha subito i danni seppur lievi del disastro nucleare del Giappone perché la nube tossica ha sorvolato l'Italia settentrionale. La paura è grande. Secondo il fisico nucleare Edwin Lyman, massimo esperto in USA, nessun impianto è garantito, neanche quelli di nuova generazione (Areva Epr) che il nostro governo ha scelto di costruire in Italia.
Bisognerebbe rendere più severi gli standard di sicurezza, ma i costi supererebbero i vantaggi della produzione di energia.Molti stati europei non sono interessati ad acquistare queste centrali per il loro costo elevato e l'Italia con Berlusconi vuole imbarcarsi in questa avventura pericolosa e costosa.Non è corretto poi affermare che le fonti alternative, quali l'eolico, il fotovoltaico, il solare, il geotermico, risultano più costose per produrre energia. Anche alcuni nostri cattedratici si sono espressi a favore del nucleare perché a loro dire meno costoso ed invitano di non decidere sull'onda dell'emotività, riferendosi al disastro a cui è sottoposto il popolo giapponese. Ancora un'altra ricerca fa meditare: l'energia elettrica nei picchi di massimo consumo (come accadde nell'estate del 2007) non ha mai esaurito il totale di energia prodotta e comprata. Non corrisponde alla realtà la tesi dei nuclearisti secondo cui siamo circondati dalla centrali nucleari di Francia, Svizzera e Slovenia che distano dal territorio italiano in media 230 Km. Quindi in caso di incidenti nelle centrali più vicine all'Italia, la più alta esposizione alle radiazioni si verifica nel raggio di 30-35 Km dal reattore, come avvenuto in Giappone. Le città del Nord più vicine alle centrali delle suddette nazioni possono stare tranquille. Si afferma ancora da parte dei nuclearisti che l'Italia attualmente è dipendente dai Paesi esportatori di petrolio che attraversano spesso periodi di disordine, per cui una centrale nucleare risolverebbe la dipendenza. Mario Agostinelli, ecologista e già ricercatore all'Enea, afferma che l'uranio estratto dalla miniere non sarà disponibile ancora per molti anni dal momento che, calcolato il consumo annuale di uranio arricchito nel mondo è oggi di 11.521 tonnellate che si ottiene da circa 7.000 tonnellate di uranio purificato, si va da una disponibilità di 46 anni ad un massimo di 78. Sempre che il consumo energetico rimanga costante.Considerato poi che il nostro Paese ancora discute e ripensa, per cui non si avrà una centrale prima di dieci anni, non esiste la convenienza dell'uso dell'atomo. Tornando al tema della importazione di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari di Francia, Svizzera e Slovenia, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servi energetici(GSE) la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena 1,5% del totale e si scopre poi che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale (da uno studio di M.M.eggiolano). Allora vale la pena rischiare e insistere ancora con il nucleare? Le nostre centrali termoelettriche, solari, eoliche, geotermiche sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW raggiunta come detto nell'estate del 2007. Allora perché importare energia dall'estero? Si chiede Meggiolano.Perchè conviene, soprattutto di notte quando l'elettricità prodotta da centrali nucleari costa molto di meno perché queste non possono regolare e modulare la potenza prodotta. Allora considerata la domanda e l'offerta superiore, il costo è minore. Di notte le centrali meno efficienti vengono spente in Italia, perché è più conveniente comprare energia dall'estero. Allora si torna a parlare della inutilità delle centrali nucleari che diventano costose. La rivista americana Forbes, specializzata in economia e finanza e consultata da Andrea Bersaglio, nel 1985 definì la costruzione degli impianti nucleari americani "il più grande disastro gestionale della storia del businness". Questa affermazione ancora oggi è valida per il n ostro territorio che si accinge a costruire centrali nucleari che hanno subito in questi ultimi anni aumenti vertiginosi a tal punto che rimane economicamente più conveniente per l'Italia dedicarsi all'energia solare non solo a livello ambientale ma soprattutto economico: smaltire i moduli del fotovoltaico è ritenuto meno problematico che gestire ed eliminare scorie radioattive. Infine le centrali nucleari di terza generazione ,che dovranno essere costruire nel nostro Paese e che i nostri politici hanno sbandierato come molto più sicure di quelle di seconda generazione, sono alimentate con combustibile MOX che è una miscela di uranio impoverito e plutonio che è la sostanza più tossica conosciuta dall'uomo. Le centrali di quarta generazione non esistono ancora. Allora ai posteri l'ardua sentenza, anzi aspettiamo il risultato del referendum. Per il momento lo sbandierato obiettivo nucleare è stato rinviato, ma sicuramente è una strategia politica di questo governo che già altre volte ha fatto degli annunci per poi smentire. Si vuole solo scongiurare l'esito positivo del referendum di giugno, quando gli Italiani saranno chiamati a pronunciarsi con un SI o con un NO alle centrali nucleari. Il governo si è schierato compatto e non ha voluto accorpare le elezioni amministrative di maggio 2011 con il referendum.Paura di flop? Si risparmierebbero 400 milioni di euro da destinare alla cultura così barbaramente trascurata e tagliata.
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